Lettera al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
Gentile Presidente Napolitano,
ho avuto il piacere di incontrarla anni fa, pochi mesi prima che Lei fosse eletto, nei corridoi del Senato dove, come Presidente della Associazione Comitato 10 metri, ero giunto per esporre alla commissione Ambiente e Territorio le vicende delle persone coinvolte nei problemi delle distanze tra edifici. Problemi che stanno schiacciando centinaia di famiglie italiane che, avendo costruito la propria casa con regolare concessione edilizia senza alcun abuso, sono stati denunciati dai vicini per il mancato rispetto delle distanze previste dal D.M. 1444 del 2 aprile 1968.
Lei mi venne incontro per salutarmi, con grande gentilezza e senza sapere chi ero nè perché fossi lì e a me non venne in mente di consegnarle uno dei plichi che avevo con me e che raccontavano la nostra vicenda.
Ora, nel 1949 Giovannino Guareschi formulò all’allora Presidente della Repubblica Luigi Einaudi questa domanda:
“Se al primo cittadino della Repubblica è concesso di utilizzare la propria carica per interessi personali, vorrei sapere che cosa è concesso all’ultimo cittadino”, ed io, che mi considero l’ultimo cittadino della Repubblica, vorrei porle rispettosamente una domanda molto simile:
“Se al Presidente del Consiglio e al partito di governo è concesso di utilizzare la propria carica per modificare le leggi a proprio favore elettorale, vorrei sapere come può fare l’ultimo cittadino delle Repubblica a modificare una legge che, applicata ingiustamente, sta rovinando lui e centinaia di famiglie italiane”
So benissimo che il Presidente del Consiglio avrà avuto le sue buone ragioni e ancorpiù Lei, Signor Presidente, a controfirmarle. Ma Le garantisco che le mie ragioni non sono da meno in quanto avendo completamente rispettato le leggi e l’iter burocratico per costruire la casa mi trovo ora con due condanne alla demolizione perché il mio Comune ha mal interpretato ed erroneamente applicato il D.M. 1444 del 1968. Un problema immenso che mi affligge da 14 anni di iter processuale non ancora terminato e che ha un valore di oltre centomila euro, vale a dire rovinare me e la mia famiglia. Il solo Comune di Venezia, a tal proposito, ha rilasciato oltre 23.000 concessioni edilizie fuori legge dal 1968 ad oggi esponendo migliaia di famiglie della terraferma ad essere denunciate dai vicini che hanno l’opportunità di chiedere legalmente al vicino molte decine di migliaia di euro per ritirare la denuncia, altrimenti il giudice dovrà disapplicare il Piano Regolatore ed applicare al suo posto il D.M. e cioè far demolire la casa. Le lascio solo immaginare che se il Comune di Venezia è in queste condizioni, in tutta Italia i casi come questo sono milioni e se le cause in corso in Italia sono solo poche centinaia è perché questa “maglia grigia” della giustizia italiana non è molto conosciuta, altrimenti in parecchi si darebbero da fare per misurare le distanze tra la propria casa e quella del vicino, in quanto è un sicurissimo terno al lotto!
Ora quello che le chiedo per me e per le tantissime famiglie che cerco di aiutare, di indicami come posso fare, concretamente, a modificare il D.M. 1444 del 1968. Per far sì che venga tenuto in considerazione che se una persona costruisce una casa con regolare concessione edilizia nel pieno rispetto delle leggi, leggi che vengono applicate da Regione e Comune, non si trovino poi a rispondere in toto degli errori commessi da questi ultimi e che vengano immediatamente ed automaticamente, nel caso di denuncia, manlevati da qualsiasi responsabilità oggettiva. Il Presidente del Consiglio è riuscito rapidamente a farlo, nell’interesse del suo partito e dei suoi elettori. Come posso farlo io nell’interesse di centinaia di famiglie in tribunale e milioni di persone potenzialmente esposte a ricatto legalizzato?
Giovannino Guareschi per formulare questa domanda, fu accusato di offesa al Presidente della Repubblica e successivamente condannato. Le rivolgo la mia domanda con grande stima e serietà, Signor Presidente, senza alcuna intenzione di offenderLa o mancarLe di rispetto in alcun modo.
Nella attesa di una Sua cortese risposta, la ringrazio rispettosamente del tempo che mi ha concesso.
Giusto Cavinato
Presidente Associazione Comitato 10 metri
Mestre, 9 marzo 2010